Social Networking

Social Networking

I social networks non nascono con Facebook. Pubblichiamo in due parti un articolo di Errico Grisot apparso su BlogoSphera che ci è piaciuto molto e che rivela i meccanismi alla base dei social network e perchè sono importanti.

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Era il 1968 ed il futuro presidente degli Stati Uniti, William Jefferson Clinton, aveva ventidue anni. Era iscritto al corso di laurea in Diritto dell’Università di Yale, e stava trascorrendo un periodo di studio a Oxford.

Durante una festa studentesca, Clinton incontra un altro studente americano, Jeffrey Stamps. I due cominciano a chiacchierare e Bill domanda a Jeffrey che cosa stia facendo da quelle parti. Jeffrey, tra un panino e un drink, gli racconta che ha vinto una borsa Fulbright del governo americano e che sta studiando presso il Pembroke College di Oxford.

La conversazione tra i due giovani americani in trasferta nel Vecchio Continente continua, e Jeffrey gli accenna delle scuole che ha fatto prima di iscriversi all’università e dei suoi interessi.

Poi Bill estrae un taccuino e comincia a prendere appunti. Segna il nome del suo interlocutore, poi quello del suo college e altre informazioni raccolte durante la chiacchierata.

A quel punto Jeffrey chiede spiegazioni. E Bill risponde: “Sto entrando in politica e ho intenzione di correre alla carica di governatore dell’Arkansas, quindi prendo nota di tutti quelli che incontro“.

La storia poi fa il suo corso. Bill Clinton nel 1973 entra a far parte del Partito Democratico e a ventotto anni si candida senza successo al Congresso degli Stati Uniti. Riesce però a farsi eleggere procuratore generale e, due anni dopo, nel 1978, a trentadue anni diventa governatore dello Stato dell’Arkansas. Il seguito è noto.

Questo aneddoto, citato dallo stesso Stamps, mette in evidenza la chiarezza degli obiettivi che Clinton ha sempre avuto nella sua carriera politica, e anche la risolutezza con la quale li ha perseguiti. Sottolinea inoltre la scelta e la capacità dell’ex presidente degli Stati Uniti di coinvolgere altre persone nell’ottenimento delle proprie mete.

Perché Bill Clinton si annotava i nomi e i riferimenti di tutti quelli che incontrava?

Che bisogno c’era (e c’è anche oggi) di coinvolgere altre persone nei propri progetti?

I metodi di Clinton nascondono un ragionamento tanto semplice quanto difficile da mettere in pratica: per trasformare i propri progetti in realtà non possiamo prescindere dagli altri, chiedere la loro partecipazione e il loro apporto se si desidera ottenere risultati superiori.

Qualsiasi obiettivo può essere raggiunto solamente attraverso la collaborazione con altri soggetti.

E il discorso è lo stesso per le aziende.

Anche negli ambienti più competitivi e individualistici, i risultati importanti si raggiungono lavorando con le persone, non contro queste. Più l’obiettivo è ambizioso, più la collaborazione diventa indispensabile. Di conseguenza tutti coloro che sono in grado di creare importanti e solide reti di relazioni hanno maggiori possibilità di raggiungere i traguardi sperati.

Quando parliamo di reti sociali, dobbiamo concentrarci sulla loro costruzione e sulla connettività di queste.

Ottenere risultati assieme ad altre persone è “connettere”, condividere conoscenze e dare valore aggiunto alle relazioni stesse. Il fine è uno: portare un vantaggio maggiore a tutte le parti coinvolte.


Alcuni filoni di ricerca relativi a questi ambiti hanno analizzato l’importanza della creazione di relazioni sociali in riferimento (e in opposizione) al concetto di “povertà”. La mancanza di risorse economiche dei singoli individui è una conseguenza di una diversa povertà: ossia dell’isolamento sociale di elementi che invece potrebbero agevolare un arricchimento, semplicemente entrando in una proficua relazione con altri.

Le possibilità che abbiamo di raggiungere i nostri obiettivi economici, sociali o personali è strettamente legata alla nostra capacità di relazionarci con chi può esserci d’aiuto. Lavoriamo meglio assieme alle persone con cui siamo in sintonia e andiamo d’accordo, ed è più facile fare affari con chi conosciamo e stimiamo: gente di cui possiamo fidarci, piuttosto che perfetti sconosciuti.

Pensiamo alla ricerca di lavoro.

Se facessimo un sondaggio su come nascono le opportunità più interessanti in ambito lavorativo, risulterebbe che le relazioni personali e i contatti amicali sono la fonte principale delle più importanti chances avute nella carriera di ognuno.

Le occasioni che danno una svolta alla vita professionale o a quella aziendale spesso nascono da amici e conoscenti che suggeriscono di mettersi in contatto con qualcuno probabilmente interessato al nostro profilo professionale. E questo non avviene solamente nell’epoca del “marketing virale” o dei “social network” che si frequentano su internet. Era così anche prima. È sempre stato così.

Bill Clinton aveva un obiettivo decisamente ambizioso a ventidue anni. Voleva diventare governatore.

Ma per realizzare il suo sogno doveva coinvolgere altre persone, tante persone.

Gente che credesse nel suo progetto.

Dalla sua aveva certamente due armi non da poco: passione e sincerità.

Ma soprattutto era abile a instaurare velocemente con chi incontrava un clima di amichevole confidenza.

Il “Washington Post”, poche ore dopo le elezioni presidenziali del 1992, dedicò alla capacità di gestire le relazioni sociali di Clinton un lungo articolo. Avevano raccolto diverse testimonianze di imprenditori che lo avevano conosciuto dieci anni prima durante una serie di incontri.

Il giovane Bill – c’era scritto – era in grado di passare da una discussione all’altra, si ricordava i nomi delle persone con cui si relazionava e metteva tutti a proprio agio.

Nessuno si era dimenticato di lui, nonostante fossero passati anni.

[Prima parte]

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