Social gaming.

Social gaming.

Qualche giorno fa ho letto su Economy (il numero del 25 agosto 2010) un articolo di Andrea Telara a proposito di alcune manovre finanziarie su aziende nate su internet. Di seguito alcuni passaggi.

“Il commercio elettronico e i motori di ricerca sembrano già roba vecchia. Nella Silicon Valley californiana, dove hanno sede le maggiori aziende statunitensi legate a internet, il business del momento si chiama social gaming.

Sono i videogiochi destinati agli utenti di Facebook, MySpace, Twitter e di tutti gli altri più importanti social network della rete. Oltre a essere il passatempo preferito da milioni di internauti, si stanno trasformando in un affare per le software house californiane, attorno a cui sta già girando un fiume di soldi e che potrebbero quotarsi in Borsa entro il prossimo anno. Il nome più noto è senza dubbio quello di Zynga,  guidata da Mark Pincus, che ha creato la popolarissima Farmville, una comunità online dove 80 milioni di iscritti si trasformano ogni giorno in contadini e gareggiano gli uni con gli altri nell’amministrare una propria fattoria virtuale. L’iscrizione al gioco è gratuita ma molti utenti sono disposti anche a pagare alla società qualche manciata di euro o di dollari per comprare piante e animali con la loro carta di credito.

E così, grazie a Farmville e ad altri videogame di successo come Treasure Island, Mafia Wars e Frontierville, il fatturato di Zynga dovrebbe raggiungere nel 2010 i 500 milioni di dollari. Per questo, un big della rete del calibro di Google ha già messo gli occhi su questa software house. Nelle settimane scorse il motore di ricerca ha acquistato infatti una quota nel capitale di Zynga, sborsando una cifra che, secondo alcune indiscrezioni, è compresa tra i 100 e i 200 milioni di dollari. Lo scopo di Google è quello di porre le basi per la creazione di una grande piattaforma online dedicata al social gaming e capace di fare concorrenza a Facebook.”

Zynga fu fondata nel 2007, diventando profittevole già nell’autunno di quell’anno. Oggi l’azienda impiega più di 600 persone e ha oltre 300 posizioni aperte.

Ma come guadagna Zynga?

Parte dei ricavi sono generati da pubblicità e sponsorizzazioni, ma il grosso deriva da quegli utenti che pagano per acquistare piante e animali virtuali. Normalmente un utente ottiene denaro virtuale attraverso il gioco ma, per avanzare più rapidamente, può decidere di pagare con denaro vero. O, in alternativa, può accettare un’offerta da uno degli inserzionisti del gioco ottenendo in cambio monete e banconote virtuali.

Questa è una pratica comune nei social games e Zynga dichiara che pesa meno del 20% del suo business. Il problema è che alcune di queste offerte risultano piuttosto dubbie e costringono l’utente all’acquisto di un servizio costoso e non desiderato: inserisci il tuo numero di cellulare per ricevere il risultato di un quiz e, misteriosamente, ti viene attivato un contratto da $9,99 al mese.

Si difende Mark Pincus nel suo blog:

Stavamo già vigilando ed eliminando le offerte dubbie e poco trasparenti. Ma questa è una sfida che riguarda tutta l’industria del web e non solo Zynga, perché le stesse offerte sono presenti oggi anche su Google e Yahoo. In un mondo di condivisione di dati e servizi, dove terze parti  vendono, per tuo conto, pubblicità che vanno online in tempo reale, è molto difficile controllare tutto. Adesso stiamo costruendo un sistema che ci consenta di filtrare e scegliere quali pubblicità presentare ai nostri utenti (novembre 2009).

Intanto, attratti comunque dal business del social gaming, oltre a Google anche altri si stanno muovendo.

La Disney ha recentemente annunciato l’acquisizione di Playdom, produttore di popolarissimi videogiochi come Mobster e Big City Life (complessivamente 42 milioni di utenti). L’operazione è costata una somma superiore ai 563 milioni di dollari.

Ha scritto Charles Lamb: “L’uomo è un animale che gioca: deve sempre cercare di vincere in una cosa o l’altra.”

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