La sottile rivoluzione della rete.

La sottile rivoluzione della rete.

Nel suo ultimo numero del 2006, la rivista americana Time eleggeva a persona dell’anno YOU, l’individuo in rete, colui che controlla l’Età dell’Informazione. L’articolo che segue è stato pubblicato il 9 maggio 2010 su La Stampa e ne è un’autorevole testimonianza.

Mosca, la rabbia contro il potere di Mark Franchetti (corrispondente del Sunday Times)

Video-denunce su YouTube contro i poliziotti corrotti e blog sugli abusi dei burocrati. La rabbia nei confronti del potere parte dal basso. E il Cremlino è costretto a reagire

Recentemente un investigatore capo della polizia in vacanza a Soci, sul Mar Nero, ha portato i suoi figli al lunapark. Dove è scoppiata una lite perché il potente burocrate non ha potuto comprare i biglietti per un’unica corsa in giostra. Il cassiere insisteva che lui, come tutti gli altri, doveva comprare l’abbonamento per tutte le corse. L’investigatore, furibondo, ha chiesto ai suoi subordinati del posto di «gestire il caso per una questione di principio». Improvvisamente il lunapark è stato sottoposto a diverse ispezioni culminate in un’inchiesta penale contro la compagnia che noleggiava le giostre. Il capo della società è stato accusato di utilizzare giostre ormai fuori servizio e rischiava fino a due anni di prigione per aver fornito servizi che mettevano a rischio la vita e la salute dei clienti.

Il caso, si dice, è stato ora chiuso, ma i magistrati hanno chiesto ulteriori indagini. In Russia il potere è assoluto. Per un russo che abbia poteri statali c’è un’unica legge da rispettare: non litigare con i tuoi immediati superiori. Devi rendere conto solo a loro, non al pubblico, la cui opinione conta poco. Se hai potere, hai diritto di abusarne liberamente, con l’unica precauzione di non incrociare la spada con un burocrate che abbia più potere di te. I russi sono da tempo abituati a questo sistema darwiniano di sopravvivenza. Sono notoriamente – e straordinariamente – resistenti ma anche passivi in maniera sconfortante. Secoli di sottomissione e vittimizzazione da parte dei potenti hanno lasciato il segno. La gente raramente si arrabbia, per lo più si limita a scrollare le spalle. Pochi credono che il singolo possa fare la differenza, tanto meno sfidare i governanti.

Le cose sono sempre andate così. Ma da un po’ ho cominciato a chiedermi se la Russia non stesse cominciando a vedere i primissimi segni di cambiamento, i primi boccioli di società civile. Un ufficiale regionale di polizia ha registrato un video – poi postato su YouTubenel quale accusa i suoi superiori di corruzione e abuso di potere. Il filmato lo ha portato rapidamente in prigione e i suoi guai sono ben lungi dall’essere risolti, ma è diventato un grande successo su Internet. Poi, all’inizio di quest’anno, un terribile incidente nell’ora di punta nel centro di Mosca è costato la vita a due donne, una ginecologa molto stimata e la sua nuora ostetrica. Vera Sidelnikova e Olga Alexandrina sono rimaste uccise sul colpo quando la loro piccola Citroen è andata a sbattere contro la Mercedes con autista che portava al lavoro Anatoly Barkov, il potente capo della sicurezza della più importante società petrolifera russa.

La macchina aveva una «migalka», il malfamato lampeggiante blu usato dai burocrati e da altri influenti membri delle élites per ignorare impunemente tutte le regole del traffico. Gli ufficiali della polizia stradale – forse la casta più disprezzata per la sua fama di profonda corruzione – non hanno esitato ad accusare subito le due donne morte, sostenendo contro ogni evidenza che avevano sterzato all’improvviso nella corsia contromano. Nonostante quindici telecamere, i funzionari hanno detto che non c’erano filmati dell’incidente mortale e ci sono voci non confermate che le targhe dell’auto di Barkov siano state rapidamente cambiate sul posto. Come succede spesso quando un potente russo finisce nei guai, il caso sembrava chiaro. Poi però la storia è diventata una delle più discusse nella blogosfera. L’associazione automobilisti ha lanciato una sua inchiesta.

Decine di testimoni si sono fatti avanti dicendosi pronti a dire in tribunale che era stata l’auto di Barkov a provocare l’incidente guidando – sorpresa sorpresa – ad altissima velocità contromano. La gente si è arrabbiata. E’ seguita una lettera aperta a Dmitry Medvedev che accusava la polizia di aver tentato di nascondere la verità, con il risultato che il presidente ha ordinato al ministro dell’Interno di occuparsi del caso. La protesta dell’opinione pubblica in questo caso è un fatto singolare quanto quello che il Cremlino non se l’è sentita di ignorarla. Poche settimane dopo la polizia stradale è finita al centro di un altro scandalo, dopo aver ordinato a decine di guidatori di posizionare le loro auto in mezzo alla strada per bloccare un’autostrada. A che scopo? Per utilizzarli come scudi umani nel tentativo di catturare un criminale in fuga. Solo per miracolo nessuno è rimasto ferito quando l’auto del fuggitivo è andata a schiantarsi nella barriera.

La storia è venuta a galla dopo che uno dei guidatori coinvolti, infuriato, ha postato la vicenda su YouTube, con una grande eco che ha portato alla sospensione dei poliziotti responsabili della vicenda. Ora è in corso una nuova protesta contro lo spudorato abuso di potere e l’impunità dei potenti: gruppi di persone hanno cominciato a girare per Mosca e Pietroburgo con attaccato sul tetto dell’auto un secchiello per bambini di plastica blu, che da lontano imita l’apparenza di una «migalka». Invece di arrendersi una volta fermati dalla polizia, i partecipanti alla protesta a quattro ruote hanno ripreso i dialoghi con gli ufficiali e li hanno messi su internet. La Rete russa straborda di video di comuni guidatori che, dopo essersi studiati la Costituzione e il codice penale, sfidano i poliziotti. Affrontati con una telecamera e con il linguaggio asciutto della legalità e della burocrazia, gli ufficiali restano interdetti. Presi alla sprovvista, nei video fanno qualcosa di impensabile: battono in ritirata. Non mi fraintendete. La Russia non è certo sull’orlo di una rivoluzione.

L’imprenditore delle giostre non può dirsi al sicuro dalla magistratura locale. Il poliziotto che ha affidato la sua sorte a YouTube quasi certamente verrà processato. L’autista di Barkov può stare tranquillo, credetemi, indipendentemente dagli esiti dell’indagine sull’incidente. Ma grazie a internet i russi comuni che ne hanno abbastanza trovano sempre più spesso una voce e uno spazio per proteste che fino a poco fa al massimo sarebbero nate e morte intorno al tavolo di cucina. E nel loro piccolo queste proteste stanno influenzando la società. Certo, sono solo i primi timidi segnali della nascita di una società civile, ma sono più consistenti e numerosi di quanti ne avessi visti nei dieci anni precedenti. Come dicono i russi, «pozhiviom uvidim», chi vivrà vedrà.

Yes, you. You control the Information Age. Welcome to your world. (Time, 25 dicembre 2006)

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