L’editoria al margine del caos.

L’editoria al margine del caos.

Qualche settimana fa il Guardian – uno dei più autorevoli quotidiani internazionali - ha annunciato che d’ora in poi concentrerà la maggior parte delle sue risorse sul digitale. “La nuova era digitale richiede una grande quantità di attenzione, immaginazione e risorse”, ha detto il direttore del quotidiano britannico Alan Rusbridger “il focus non sarà più il giornale su carta, ma su quello digitale: il futuro è lì”.

Contemporaneamente Amazon annunciava che lo scrittore  John Locke aveva venduto oltre 1 milione di Kindle books utilizzando il Kindle Direct Publishing (la piattaforma di self-publishing di Amazon), diventando così il primo autore “autopubblicatosi” a entrare nel “Kindle Million Club”, insieme a nomi quali Stieg Larsson e James Patterson. Nel frattempo, altri autori pubblicatisi da soli, Louise Voss e Mark Edwards, sono attualmente in testa ai bestseller Kindle di Amazon.co.uk’s, con vendite fino a 1.900 copie al giorno del loro thriller Catch Your Death.

E mentre il tam tam dei media batte la notizia dell’ascesa degli autori da un milione di copie, le certezze dell’editoria tradizionale scricchiolano.

Dice Locke: “I saw that a self-published book could be offered on Kindle for 99 cents, and still turn a 35 cent profit… I walked around in a daze for, well, days, trying to explain to people what that meant. No one seemed impressed. To me it was like receiving the keys to the kingdom, and I immediately set a goal to become the world’s greatest 99-cent author”.

Per chi si occupa di editoria questi sono segnali da non trascurare. E che mostrano tutte le crepe delle vecchie logiche dell’industria e l’accelerazione di nuovi trend ancora tutti da comprendere.

A leggere i post e gli articoli scritti nel mondo anglofono si ha l’idea di quanto il cambiamento in corso sia profondo e veloce.

I successi spingono gli autori a considerare con sempre maggior interesse la possibilità di fare a meno degli editori. Il processo del self-publishing si avvia ormai va verso una sua maturità. Il Guardian scrive che “quella che era giudicata un’ultima spiaggia”, la cosa da fare quando proprio nessuno ti pubblicava, “oggi è una delle tendenze di maggior successo tra gli scrittori”. E titola, in modo significativo, How self-publishing came of age.

Sempre il Guardian dedica un altro articolo alle Self-Publishing Stars, David Moody e Barry Eisler.

Un’altro forte segnale è arrivato, quasi inaspettatamente, da uno dei successi editoriali più popolari  degli ultimi anni. J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, da sempre scettica nei confronti degli ebook, ha lanciato una intelligente operazione di marketing annunciando la nascita del nuovo sito Pottermore. La Rowling ha poi rivelato che autopubblicherà i suoi ebook ricchi di contenuti extra. Con buona pace degli editori.

Wired ha scritto che è il momento Radiohead dell’editoria, alludendo alla scelta della band di autopubblicare un album facendo scegliere agli ascoltatori il prezzo da pagare. “Il parallelo”, spiegano a Wired, “si regge soprattutto sul fatto che sia la scelta dei Radiohead sia quella della Rowling confidano sui fan come intermediari”.

Scrive FutureBooksSe i grandi autori non hanno più bisogno dei grandi editori, a che servono ormai i grandi editori?”.

Ho rubato il titolo a Giuseppe Granieri che, il 25 giugno, scrive su LaStampa.it:

A me piace usare un’idea, per descrivere quanto sta accadendo: l’editoria è al margine del caos. Al di là della facile retorica che sembra suggerire, il margine del caos è un famoso concetto che viene dalle teorie sui sistemi complessi e che si applica ai momenti di forte mutamento.
In un suo
romanzo, Crichton ne dà una vulgata che io personalmente trovo utilissima per descrivere quanto sta accadendo. Il margine del caos, spiega, è il punto in cui un sistema complesso trova l’equilibrio tra l’esigenza di ordine e la spinta che viene dal cambiamento. «Immaginiamo questo punto come un luogo in cui vi è sufficiente innovazione da dare vitalità a un sistema, e sufficiente stabilità da impedirgli di precipitare nell’anarchia», scrive. E poi considera: «è una zona di conflitto e di scompiglio, dove il vecchio e il nuovo si scontrano in continuazione. Trovare il punto di equilibrio è una faccenda delicatissima: se un sistema vivente si avvicina troppo al margine, rischia di precipitare nell’incoerenza e nella dissoluzione; ma se si ritrae troppo diventa rigido, immoto, totalitario. Entrambe queste evenienze portano all’estinzione. L’eccessivo cambiamento è letale quanto l’eccessivo immobilismo. I sistemi complessi prosperano solo al margine del caos».

In fondo, l’unica condizione che possa garantire la sopravvivenza di una specie è la capacità di adattamento continuo.

http://www.riccardoandreoni.it

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Share

Altri articoli sull'argomento:

  1. Perchè gli albergatori non amano TripAdvisor: consigli per un migliore utilizzo.
  2. Il Chief Listener Officer.
  3. Nel decennio del Carosello digitale.
  4. Il Crowdsourcing.
  5. GialloZafferano.it