Come il web può aiutare l’innovazione.

Come il web può aiutare l’innovazione.

Come funziona in azienda il processo che porta all’innovazione? L’innovazione di prodotto parte dallo studio dei bisogni. È come prendere una macchina fotografica e immortalare i clienti mentre usano i prodotti, alla ricerca di spazi di miglioramento. E più ti avvicini ai clienti e più potente è lo zoom, e meglio è. Tecnicamente questo processo si chiama etnografia.

La domanda è: l’innovazione deve essere user-centered?

Di seguito un estratto dell’articolo Il cliente non ha sempre ragione di Roberto Verganti, professore al Politecnico di Milano, apparso su Il Sole 24 Ore del 29 ottobre 2009.

“L’imperativo è che l’innovazione nasca avvicinandosi ai clienti con la lente d’ingrandimento per scoprirne i bisogni non soddisfatti. Con il risultato che molte imprese adottano lo stesso processo, producendo tutte lo stesso tipo di innovazione.”

… ma questo non è il problema più grosso …

“L’innovazione user-centered non mette in discussione i paradigmi esistenti, anzi, grazie ai suoi metodi efficaci, li rafforza. Dove sono i test di mercato, i focus group, le statistiche, i brainstorming e tutti quei comodi salvagente a cui delegare il compito di innovare? Purtroppo questi strumenti valgono quando si lavora su ciò che già c’è. Non su quello che potrebbe esistere.

Quando puntano all’innovazione radicale, quella che costruisce il business di domani, imprese quali Apple, Nintendo, Bayer, ma anche le italiane Alessi, Artemide, Kartell, invece di inseguire il mercato fanno proposte. Una nuova proposta … cambia il senso delle cose.

Come fanno queste imprese a creare visioni vincenti? Il processo si basa su una stretta interazione con quegli ‘interpreti’ che fanno ricerca su come può evolvere il significato dei prodotti e dei servizi in un contesto socio-culturale.”

“Chi sono questi ‘interpreti’? Dai ricercatori ai fornitori di tecnologia, dagli artisti ai designer, fino alle imprese che operano in altri settori.”

… ovvero coloro che sono più abituati a osservare la realtà, da punti di vista diversi.

La realtà è complessa e variegata, i trend sono in continuo mutamento, la ricerca tradizionale fotografa quello che è stato, da cui è difficile estrapolare quello che sarà. La rete no. La rete è il divenire. È liquida. Osservare la realtà attraverso la rete consente di avere un punto di osservazione privilegiato. I blog, i social network, i forum, l’e-commerce, … ma anche il cinema, l’arte, la musica, i movimenti sociali, … la gente esprime se stessa, i propri interessi e desideri.

Osservare e comprendere. Saper raccogliere e interpretare i segnali. E saperli tradurre nella propria realtà di mercato.

“Secondo un marketing manager di Apple, le ricerche di mercato dell’azienda si fondavano su Steve che, guardandosi allo specchio ogni mattina, si chiedeva cosa volesse. Ma Steve Jobs non guarda in uno specchio magico. Ma semplicemente nello specchio della sua cultura personale.”

“La cultura personale è un bene enorme. È costruita e nutrita in anni di esperienze, immersioni, interazioni con interpreti innovativi e radicali. Non bisogna essere spaventati dalla dimensione culturale, di interpretazione e visione progettuale, bensì trarne vantaggio per vedere cose che altri non vedono.”

Riccardo Andreoni

http://www.riccardoandreoni.it


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