Anche una cattiva reputazione può essere utile sul web?

Anche una cattiva reputazione può essere utile sul web?

Non è Internet a farti apparire stupido, Internet rende solo evidente a tutti che lo sei.

Questa è’ la storia di DecorMyEyes, un rivenditore online specializzato in occhiali di design.

Vitaly Borker, di origine russa ma residente a Brooklin, è il proprietario di DecorMyEyes ed è riuscito a trovare un metodo originale per migliorare il posizionamento del proprio sito sui motori di ricerca.

Per Vitaly Borker la regola è che ‘niente funziona bene come la cattiva pubblicità’.

Dal momento che il suo negozio online non gode di una buona reputazione presso i propri clienti e che molti di essi avevano segnalato, tramite siti di recensioni online, di aver subito disservizi, sovrapprezzi e addirittura minacce, Borker decide di sfruttare la situazione a suo vantaggio.

Quando nel novembre scorso la storia di DecorMyEyes acquista notorietà, la sua reputazione è già pessima: basti pensare che su ResellerRatings, che misura la reputazione dei rivenditori su internet, DecorMyEyes lo scorso 29 ottobre 2010 ha una valutazione di poco più di 1 su una scala che va da 1 a 10.

Cosa fa allora Borker?

Sfruttando il fatto che ogni recensione negativa aumenta il PageRank del proprio sito, Borker fa in modo di sfruttare questi link e di posizionare il suo sito tra i primissimi risultati quando su Google vengono fatte ricerche sui marchi di occhiali più famosi.

Borker riesce a sfruttare un’imperfezione degli algoritmi di Google: il motore di ricerca classifica i link al sito senza preoccuparsi di entrare nel merito del sentiment che viene espresso nei confronti del sito linkato.

Il proprietario di DecorMyEyes è tanto orgoglioso della sua idea da vantarsene con il New York Times, il quale aveva pubblicato un articolo sulla vicenda.

L’articolo del NYT suscita un certo clamore e se ne accorgono anche i tecnici di Google i quali riconoscono il problema e si mettono al lavoro per rimediare e, con grande trasparenza, ne parlano sul loro blog (Being bad to your customers is bad for business).

Fin qui sembrerebbe la storia di un imprenditore del web che usa mezzi non convenzionali per migliorare il posizionamento del proprio sito.

Tuttavia la storia non finisce quì perchè, oltre a seguire gli aspetti tecnici, l’instancabile Borker cura personalmente il servizio clienti utilizzando pseudonimi come “Tony Russo” e “Stanley Bolds”.

Con questi pseudonimi Burker gestisce i reclami dei clienti, in modo alquanto
diretto, tanto che a volte passa a vere e proprie minacce. Usa in particolare lo pseudonimo di Tony Russo per intimorire una cliente che aveva ricevuto occhiali contraffatti. Nell’ordine, Burker vende gli occhiali contraffatti, Russo cerca di far cessare i reclami del cliente, Borker quindi torna alla carica fatturando un sovrapprezzo rispetto al prezzo indicato sul sito e infine Tony Russo minaccia di raggiungerla a casa per violentarla.

Sarebbe un eufemismo dire che siamo in presenza di un cattivo uso delle potenzialità del web…

Fortunatamente la vicenda si conclude senza ulteriori danni per le vittime di Vitaly Borker che è stato arrestato il 6 dicembre scorso per i seguenti reati: frode postale, frode telefonica, minacce e cyberstalking.

E’ di questi giorni la notizia che la sua difesa ha chiesto la libertà provvisoria ma la giustizia americana ha valutato che Borker fosse un pericolo per la comunità e ha quindi rifiutato.

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