Parlando di Cyberzar, di cani e di anonimato.

Parlando di Cyberzar, di cani e di anonimato.

Nei giorni scorsi Howard Schmidt, responsabile del governo USA per la sicurezza informatica, ha avanzato una proposta.

Schmidt non è un giurista. Da vari decenni opera nel campo della sicurezza sia in orgazizzazioni governative (Fbi,…) che in aziende private (Microsoft, Ebay, …).

Il ruolo di Howard Schmidt ha un enorme peso e per questo Schmidt viene spesso chiamato cyberzar

Il cyberzar di Obama spinge per la creazione di un sistema di riconoscimento dell’identità (“voluntary trusted identity”) che, nelle sue parole, renderebbe il web un posto più sicuro dove ogni utente sarebbe volontariamente identificato tramite una smart card.

L’idea è che gli utenti accetterebbero tale sistema senza il quale non potrebbero accedere a una serie di servizi online.

Schmidt ipotizza una federazione di sistemi con accesso “certificato”.

Ciascun utente sarebbe libero di scegliere a quali sistemi collegarsi e solo gli utenti dotati di smart card avrebbero accesso a tali sistemi.

Secondo le parole dello stesso Schmidt si verrebbe a creare un “ecosistema volontario” nel quale individui e organizzazioni potrebbero completare le transazioni online sulla base di identità certe sia degli utenti che delle stesse infrastrutture tecnologiche.

Questo sistema quindi non annullerebbe completamente l’anonimato (o pseudo-anonimato) di Internet, piuttosto lo eliminerebbe solo in determinate aree e per taluni servizi.
Insomma, almeno nell’approccio americano, i blog e i siti non governativi o senza fini commerciali sarebbero salvi.
Ci sono ancora speranze per il cane della famosa vignetta di Peter Steiner pubblicata sul New Yorker nel 1993.
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